Lamezia Terme ha ora il suo nuovo Museo archeologico nel bellissimo complesso monumentale del San Domenico. Soddisfatta Simonetta Bonomi, Soprintendente per i Beni archeologici della Calabria intervenuta all’inaugurazione e soddisfatto non poteva che essere il primo cittadino Gianni Speranza aggiungendo che «con il Patto per lo Sviluppo firmato il 14 novembre scorso avremo presto i finanziamenti per restaurare anche il secondo piano, dove poter visionare, magari, i video storici del museo».
In particolare, i fondi impegnati per l’intera operazione –come precisato in una nota stampa dello staff del sindaco- ammontano a circa 400mila euro; quelli necessari per il trasferimento, sono stati attinti dal bilancio regionale, e da quello comunale; col contributo dei fondi Por, si sono potute affrontare le spese per gli adeguamenti strutturali, gli impianti tecnici, per il nuovo allestimento e per le forme diversificate di comunicazione che si stanno realizzando ». Speranza ha anche detto che l’apertura del museo archeologico rientra in un discorso di pianificazione culturale, elencando una serie di opere da realizzare, citando ad esempio “Palazzo Blasco, dove si apriranno i corsi della facoltà di Agraria dell’Università di Reggio Calabria. A me piacerebbe anche che ci fosse nel centro storico una scuola -un liceo musicale, un liceo artistico-, con 100, 150 alunni». Speranza, infine, ha legato il discorso della funzione culturale del museo ai finanziamenti archeologici e a tutti i finanziamenti dei Beni culturali, «al fine di un itinerario turisticoculturale, ma il museo –ha ribadito- si apre per i ragazzi delle scuole e per i cittadini di Lamezia». L’intervento della professoressa Giovanna De Sensi Sestito, delegato del sindaco per i Beni culturali ha messo in evidenza che con la riproposizione negli spazi ampi e solenni del S. Domenico, «il Museo rappresenta un punto d’arrivo anche rispetto all’allestimento di 12 anni fa, perché rinnovato e arricchito in tutte e tre le sezioni di cui si compone: preistorica; magnogreca, dedicata a Terina, tardo- antica e medievale”. La De Sensi Sestito ha poi messo in risalto che “l’ex Convento di S. Domenico, che ospita il museo lametino è uno degli immobili storici della città di più ricco significato storico ed affettivo per l’intera collettività, testimone delle vicende religiose, politiche e culturali degli ultimi 500 anni». Quindi, ha parlato degli altri interventi, previsti in città, come “il progetto del “Parco dei mulini”, che andrà a valorizzare la zona che va dal fiume Canne al Castello normanno-svevo; “il Parco della Piedichiusa”; ancora, a Sambiase, il “Parco Costabile”, il museo demo-antropologico; e poi, il “Bastione dei Cavalieri di Malta”». Poi è intervenuto, Spadea, per proporre all’Amministrazione –che ha accolto subito la richiesta- di trovare uno spazio per un laboratorio di restauro. Ultimo intervento di Enza Purri Siviglia, la presidente dell’Associazione archeologica lametina che ha parlato di alcuni reperti esposti, tra cui «un’anfora donata dal prof. Borrello e una testa femminile in argilla, donata da Maria Luigia Cimino, in ricordo del compianto architetto Natale Proto».
Fonte Calabria ora











